chiudi
hotel dei borgognoni per le agenzie di viaggio

Gentile Agente,
Hotel dei Borgognoni è costantemente alla ricerca di nuove idee e proposte,  volte allo spirito di collaborazione che possa perdurare nel tempo. Qualsiasi suggerimento sarà accolto e analizzato con la massima serietà, nell'intento di instaurare un rapporto di fiducia garantendo una reciproca collaborazione.

Per prenotare direttamente con Hotel dei Borgognoni, vi invitiamo a contattare direttamente il nostro Ufficio Ricevimento tramite:
info@hotelborgognoni.it
fax 06 69941501

in alternativa potete utilizzare i canali GDS (UTELL)

SABRE            UI 21823
AMADEUS          UI ROMDEI
APOLLO/GALILEO   UI 22274
WORLDSPAN        13980

verifica disponibilità online
check in
 
check out
 
camera
n° camere
fumatori
  Secure site by  

con la sua posizione unica, tra piazza di spagna e la fontana di trevi, dall'hotel dei borgognoni si possono raggiungere a piedi, in pochi minuti tutti  i pricipali monumenti e musei della capitale.

abbiamo voluto, qui sotto, descrivere alcune piazze, musei e galleria tutte visitabili facendo una piacevole paseggiata tra le antiche vie del centro storico.

piazza di spagna

Hotel dei Borgognoni - Piazza di Spagna

piazza di spagna

la monumentale scalinata di 135 gradini fu inaugurata da papa Benedetto XIII in occasione del Giubileo del 1725; essa venne realizzata (grazie a dei finanziamenti francesi del 1721-1725) per collegare l'ambasciata borbonica spagnola (a cui la piazza deve il nome) alla chiesa di Trinità dei Monti.

Venne progettata sia da Alessandro Specchi che da Francesco De Sanctis dopo generazioni di lunghe ed accese discussioni su come il ripido pendio sul lato del Pincio dovesse essere urbanizzato per collegarlo alla chiesa. La soluzione finale scelta fu quella di Francesco De Sanctis: una grande scalinata decorata da numerose terrazze-giardino. La sontuosa, aristocratica scalinata, posta all'apice di un lungo asse viario che portava al Tevere, fu disegnata in modo che avvicinandosi gli effetti scenici aumentassero man mano.
Nota in passato come “Platea Trinitatis” per la presenza della Chiesa della Trinità dei Monti, fu rinominata in seguito Piazza di Spagna per la presenza dell’ambasciata spagnola (vincendo una sorta di rivalità con la Francia). Di forma irregolare simile ad una farfalla.

Al centro di Piazza di Spagna si trova la Fontana della Barcaccia, opera commissionata da papa Urbano VIII all’artista Pietro Bernini anche se si suppone che fu realizzata in realtà dal figlio Gian Lorenzo. La fontana ricorda una storica alluvione del 1598, che consentì alle barcacce, tipiche imbarcazioni fluviali per il trasporto di merci, di raggiungere dal Tevere il punto in cui si trova oggi la fontana. Sulla bellissima barca si possono notare gli stemmi di Papa Urbano VIII e alcuni emblemi araldici della famiglia Barberini, come il sole e le api. Fu costruita in una piscina di forma ovale appena sotto il livello del suolo, un espediente adoperato per risolvere il problema dell’insufficiente pressione dell’Acquedotto dell’Acqua Vergine che non avrebbe permesso all’acqua di fuoriuscire dalla fontana. 

Nel lato sud-est di Piazza di Spagna si trovano il Palazzo della “Propaganda Fide” ed il palazzo dell’ambasciata di Spagna e tra essi la colonna dell’Immacolata Concezione, uno degli ultimi monumenti della Roma Pontificia.  La colonna, risalente all’epoca dell’antica Roma, fu ritrovata nel 1777 durante alcuni scavi archeologici all’interno del Monastero di Santa Maria della Concezione in Campo Marzio. Fu collocata a Piazza di Spagna nel 1857 da 200 vigili del fuoco diretti dall’architetto modenese Luigi Poletti per espressa volontà di Papa Pio IX in memoria del dogma dell’Immacolata Concezione.

la distanza dall' hotel dei borgognoni è di 200 metri

casa di keats-shelley

Hotel dei Borgognoni - casa di Keats-Shelley

casa di keats-shelley

è una casa museo il cui nome è un tributo ai poeti britannici John Keats e Percy Shelley. Si trova al primo piano del palazzo alla destra di chi guarda la scalinata di Trinità dei Monti a Piazza di Spagna.

piazza di spagna 26        www.keats-shelley-house.org/it

casa di de chirico

Hotel dei Borgognoni - casa di De Chirico

casa di de chirico

originaria del XVI secolo fu acquistata da De Chirico nel 1948.

Inaugurato nel 1998 con la volontà della vedova del pittore di salvaguardare il patrimonio artistico del pittore.

Il museo è visitabile solamente su prenotazione

piazza di spagna 31        www.fondazionedechirico.org

via condotti

Hotel dei Borgognoni - via condotti

via condotti

Il nome deriva dalle condutture dell'Acqua Vergine che nel XVI secolo Gregorio XIII fece derivare dal "bottino" (serbatoio) del Pincio (bottino che ancor oggi da il nome ad un vicolo lì presso), per servire la parte bassa del Campo Marzio. Al di là del Corso, infatti, il tracciato prosegue rettilineo, pur cambiando nome in "via della Fontanella di Borghese".

Oggi via dei Condotti è una delle vie dei negozi di lusso: le più grandi firme dell'abbigliamento, della pelletteria e della gioielleria possiedono una boutique in questa strada. Soprattutto nei fine settimana la via, come buona parte del centro della Capitale, è affollata di turisti che amano passeggiare lì dove storia e lusso si incontrano, magari sognando il mito della Roma anni sessanta.

ara pacis

Hotel dei Borgognoni - ara pacis

ara pacis

l'Ara Pacis Augustae è un altare dedicato da Augusto nel 9 a.C. alla Pace,intesa come dea romana, e posto in una zona del Campo Marzio consacrata alla celebrazione delle vittorie, luogo emblematico perché posto a un miglio (1.472 m) dal pomerium, limite della città dove il console di ritorno da una spedizione militare perdeva i poteri ad essa relativi (imperium militiae) e rientrava in possesso dei propri poteri civili (imperium domi).

Questo monumento rappresenta una delle più significative testimonianze dell'arte augustea ed intende simboleggiare la pace e la prosperità raggiunte come risultato della Pax Romana.
L'aspetto dell'Ara Pacis è stato ricostruito grazie alla testimonianza delle fonti, agli studi durante gli scavi e alle raffigurazioni su alcune monete romane.

L'Ara Pacis è un monumento chiave nell'arte pubblica augustea, con motivi di origine diversa: l'arte greca classica (nei fregi delle processioni), l'arte ellenistica (nel fregio e nei pannelli), l'arte più strettamente "romana" (nel fregio dell'altare). L'aspetto era quindi eclettico e la realizzazione fu certamente opera di botteghe greche.

L'aspetto politico-propagandistico è notevole, come in molte opere dell'epoca, con i legami evidenti tra Augusto e la Pax, espressa come un rifiorire della terra sotto il dominio universale romano. Inoltre è esplicito il collegamento tra Enea, mitico progenitore della Gens Iulia, e Augusto stesso, secondo quella propaganda di continuità storica che voleva inquadrare la presa di potere dell'imperatore come un provvidenziale ricollegamento tra la storia di Roma e la storia del mondo allora conosciuto. Non a caso Gaio e Lucio Cesari sono abbigliati come giovanetti troiani, così come è illuminante l'accostamento tra il trionfo di Roma e la Saturnia Tellus, l'età dell'oro.           www.arapacis.it

via del corso

Hotel dei Borgognoni - via del Corso

via del corso

Il tracciato rettilineo della strada ricalca quello dell'antico tratto urbano della Via Flaminia, chiamato nell'antichità e nel Medioevo via Lata.

Nel Medioevo il rettilineo originario, soggetto alle esondazioni del Tevere a causa del basso livello altimetrico, sarebbe stato abbandonato a favore di una strada sita ad una quota più elevata: secondo un recente studio si tratterebbe dell'antica via Biberatica, che, a partire dal Foro di Traiano, seguiva le attuali vie delle Tre Cannelle e di Sant'Eufemia, piazza dei Santi Apostoli, via di San Marcello, piazza dell'Oratorio, via di Santa Maria in Via (tratto oggi interrotto dalla Galleria Sciarra), piazza San Claudio, piazza San Silvestro, via del Gambero, e si riconduceva quindi sull'antica via Flaminia all'altezza della chiesa di San Lorenzo in Lucina.

Papa Paolo II nel 1467 provvide a rettificare il tracciato della strada riconducendolo sostanzialmente a quello antico; qui trasferì le corse del Carnevale, molto seguite dai romani, che si erano fin allora svolte al Monte Testaccio; involontari protagonisti delle corse erano in primo luogo gli ebrei, costretti a correre tra le ingiurie, ma molto attesa era anche la corsa dei cavalli, detti bàrberi (Berbero) poiché provenienti dalla Barberia (Africa settentrionale). La corsa, che si è svolta fino al 1883 quando un incidente mortale portò alla sua abolizione, si disputava lungo il tratto compreso tra lo scomparso Arco di Portogallo (all'altezza di via della Vite) fino a piazza Venezia, e ha portato all'affermazione del nome di via del "Corso".

Il nome della via cambiò in Corso Umberto I dopo l'assassinio del sovrano nel 1900; nel 1944, divenne Corso del Popolo; e due anni dopo venne reintrodotto quello che è il toponimo attuale.

villa borghese

Hotel dei Borgognoni - Villa Borghese

villa borghese

Il nucleo della tenuta era già di proprietà dei Borghese nel 1580, sul sito nel quale è stata identificata anche la posizione dei giardini di Lucullo (o horti luculliani).

Il possedimento fu ampliato con una serie di acquisti e acquisizioni dal cardinale Scipione Borghese, nipote di papa Paolo V e futuro patrono di Gianlorenzo Bernini, con l'intento di crearvi una "villa di delizie" e il più vasto giardino costruito a Roma dall'antichità. Nel 1606 la realizzazione degli edifici fu affidata dal cardinale agli architetti Flaminio Ponzio e, dopo la morte del predecessore, a Giovanni Vasanzio (Jan van Santen); gli architetti furono affiancati dal giardiniere Domenico Savini da Montelpulciano e dall'intervento anche altri artisti, quali Pietro e Gianlorenzo Bernini. La villa era completata nel 1633.

Nel 1766 lavori di trasformazione furono intrapresi dal principe Marcantonio IV Colonna, nel "Casino nobile" (ora sede della Galleria Borghese) e nel "Casino dei giuochi d'acqua" (attuale "Aranciera" e sede del Museo Carlo Bilotti), e soprattutto nel parco, con la sistemazione del "Giardino del lago", ad opera degli architetti Antonio e Mario Asprucci. Tutto il giardino venne ornato di fontane e piccole fabbriche che permettevano di godere di scorci prospettici suggestivi.
Agli inizi del XIX secolo la villa venne ulteriormente ampliata da Camillo Borghese con l'acquisto di terreni verso Porta del Popolo e Porta Pinciana, che furono integrati alla villa con l'intervento dell'architetto Luigi Canina. Nel corso del secolo gran parte della precedente giardino formale fu trasformato in giardino di paesaggio di gusto inglese. Durante tutto il secolo i giardini furono aperti per il passeggio festivo e vi erano ospitate feste popolari con canti e balli.

Il complesso fu acquistato dallo Stato italiano nel 1901 e ceduto al comune di Roma nel 1903 per essere stabilmente aperto al pubblico, mentre iniziava la lottizzazione della confinante Villa Ludovisi sui cui terreni stava sorgendo l'omonimo quartiere. La villa fu acquistata per 3 milioni di lire dell'epoca (equivalenti a circa 10 milioni di euro attuali), e denominata ufficialmente "Villa comunale Umberto I già Borghese". I romani non smisero mai di chiamarla Villa Borghese.

piazza montecitorio

Hotel dei Borgognoni - piazza Montecitorio

piazza montecitorio

la modesta altura sulla quale fu costruito Palazzo Montecitorio è stata generata da una discarica di materiali di epoca medievale. La zona, controllata dai Colonna, dopo le lotte baronali fu adattata ad orti e giardini fino a quando, nel 1650, i Ludovisi diedero incarico a Gian Lorenzo Bernini di realizzare la propria residenza.

L'architetto Bernini, straordinario interprete della vera essenza del Barocco romano, realizzò un edificio che, sia nella struttura che nelle decorazioni, si adatta alla morfologia del territorio. La facciata del palazzo, lievemente curva, segue l'andamento della collina artificiale e gli elementi di pietra appena sbozzata, dai quali fuoriescono foglie e rametti spezzati, simulano un edificio costruito nella viva roccia. L'artista ingaggia una sfida con la natura, cerca di sfruttarla, piegarla alle proprie necessità, seppure consapevole di non poterla dominare.

I lavori, interrotti bruscamente a causa delle difficoltà economiche dei Ludovisi, furono ripresi e portati a termine trent'anni dopo, per volere di papa Innocenzo XII che destinò l'edificio al massimo organismo dell'amministrazione della giustizia: la Curia Pontificia. Dopo la morte del Bernini, il nuovo architetto Carlo Fontana modificò profondamente il progetto berniniano, conservando la caratteristica facciata convessa e aggiungendovi l'arioso campanile a vela. La Curia innocenziana fu inaugurata nel 1696. Il triplice portale è sormontato, alla sommità della costruzione, da una vela con l'orologio, corredata di tre campane, la più grande delle quali scandiva l'orario di scuole ed uffici pubblici.

Con l'Unità d'Italia, Palazzo Montecitorio fu acquisito dallo Stato italiano e destinato ad ospitare la Camera dei deputati. Nel 1871, nel cortile dell'edificio, fu costruita un'aula realizzata completamente in ferro e legno, ma che, a causa di copiose infiltrazioni d'acqua, fu dichiarata pericolante e chiusa nel 1900. Nel frattempo venne costruita una nuova aula provvisoria in via della Missione, ma solo nel 1918 fu inaugurata la sede definitiva nel Palazzo Montecitorio. I lavori di adeguamento dell'antica residenza romana furono ideati dall'architetto palermitano Ernesto Basile (esponente di primo piano della stagione liberty in Italia), che eseguì importanti interventi di ampliamento e ristrutturazione.

Basile mantenne solo la parte frontale del palazzo berniniano, riducendo invece il cortile e demolendo le ali e la parte posteriore; proprio sul retro, sulla piazza del Parlamento, fu innalzato un nuovo corpo di fabbrica caratterizzato da quattro torri angolari rivestite in mattoni rossi e travertino. All'interno di questo blocco Basile collocò l'aula delle sedute, illuminata da uno straordinario lucernario a ventaglio in stile liberty colorato da Giovanni Beltrami e preceduto da un fregio pittorico di Giulio Aristide Sartorio. A Basile si deve anche il grande salone detto Transatlantico, lungo ed imponente, posto sul diametro dell'emiciclo e centro informale della vita politica italiana; caratterizzato da un pavimento in marmo siciliano, deve la curiosa denominazione alla presenza di particolari plafoniere tipiche delle grandi navi d'inizio Novecento.

palazzo chigi

Hotel dei Borgognoni - palazzo Chigi

palazzo chigi

La storia del palazzo inizia nel 1578 quando la famiglia degli Aldobrandini unisce, ristrutturandole notevolmente, alcune proprietà che si affacciano sulla piazza per costruirvi al loro posto il palazzo.

Se la struttura esterna del palazzo prende forma in questo periodo, gli interni sono stati oggetto di continue modifiche, l'ultima delle quali risale al 1916 quando il palazzo divenne sede del Ministero degli Affari Esteri del Regno d'Italia.

Il nome del palazzo è quello di una facoltosa famiglia di banchieri di origine senese, i Chigi, che lo acquistarono ad opera di Agostino nel 1659.
Nella sua storia il palazzo, oltre ad essere stato residenza delle più importanti famiglie nobiliari di Roma, è stato anche sede dell'ambasciata di Spagna e dell'ambasciata dell'Impero Austro-Ungarico.

Nel 1917 fu acquistato definitivamente dallo Stato italiano e dal 1961 è divenuto la sede ufficiale del Governo.

largo chigi 19

galleria doria panphili

Hotel dei Borgognoni - Galleria Doria Panphili

galleria doria panphili

La galleria è una delle più ampie raccolte private di pitture, arredi e statue che comprendono lavori di Jacopo Tintoretto, Tiziano, Raffaello Sanzio, Correggio, Caravaggio, Guercino, Gian Lorenzo Bernini, Parmigianino, Gaspard Dughet, Jan Brueghel il Vecchio, Velázquez e molti altri artisti importanti. E' stata creata a partire dal XVI secolo dalle famiglie Doria, Pamphilj, Landi e Aldobrandini che sono ora unite tramite matrimoni e discendenze con il cognome semplificato di Doria Pamphilj, dopo essere state a lungo conosciute come Doria Landi Pamphili.

Con il crescere delle fortune della famiglia, il palazzo si è esteso quasi continuamente ed è ancora il più grande a Roma (tra quelli privati) e rappresenta una sede adeguata per la collezione ospitata. La maggior parte della collezione è ospitata in una serie di sale di rappresentanza, che comprendono la cappella, progettata da Carlo Fontana, che contiene anche il corpo mummificato del santo della famiglia. Tuttavia il nucleo fondamentale è esposto in una successione di quattro gallerie decorate ed affrescate che corrono intorno al cortile. Un ampio insieme di ulteriori stanze è stato trasformato in gallerie espositive permanenti che contengono la maggior parte delle opere d'arte medioevale e bizantina della collezione.

piazza grazioli 5       www.doriapamphilj.it

galleria colonna

Hotel dei Borgognoni - Galleria Colonna

galleria colonna

Galleria/Palazzo Colonna occupa l'isolato compreso tra Piazza Santi Apostoli, Via Nazionale, Via IV novembre e Via della Pilotta, e che si estende su un'area dove già prima dell'anno 1000 sono documentati edifici, case, fortezze appartenenti ai conti di Tuscolo, dai quali discende la nobile famiglia dei Colonna. Lo stemma di questi ultimi, e quindi il nome, sembra prendere appunto il nome dalla vicina colonna di Traiano, a testimoniare la forte influenza della famiglia in quella zona.

Fin dal XII secolo si hanno notizie di un palazzo, un castello, dei Colonna nell'area dove si trova quello attuale, insieme ad altri edifici sempre della famiglia in prossimità di esso.

Nel XIV secolo questo ospitò personalità illustri, come l'imperatore Ludovico il Bavaro e Castruccio Castracani, (1328) e poi Francesco Petrarca, amico della famiglia, quando nel 1341 venne incoronato poeta in Campidoglio. Con il tribuno del popolo Cola di Rienzo restauratore della repubblica a Roma nel 1347, nemico dei nobili e soprattutto dei Colonna, questi furono scacciati dalla città e si rifugiarono nei palazzi della famiglia a Marino. Dopo la caduta del regime di quest'ultimo, quando Cola nel 1354 fu ucciso da un popolano in Campidoglio mentre tentava la fuga, il cadavere venne trascinato fino al palazzo e lì appeso per due giorni e una notte.

Oddone Colonna, nominato papa nel 1417 come Martino V, fu il pontefice che mise fine alla cattività avignonese riportando la sede pontificia a Roma, città che trovò in condizioni disastrose: "lurida ed abbandonata" come scrisse il Platina. Risistemò, oltre alla città, il palazzo Colonna che fu sua dimora fino alla sua morte nel 1431.

Nel 1527 ospitò durante il Sacco di Roma Isabella d'Este, marchesana di Mantova, e grazie all'illustre presenza, era ella infatti madre di Ferrante I Gonzaga uno dei comandanti dell'esercito dei lanzichenecchi, il palazzo fu l'unico in tutta la città ad essere risparmiato al saccheggio, anche se le più di duemila persone che vi avevano trovato rifugio furono comunque catturate e sottoposte al pagamento di un riscatto per riottenere la libertà.

Nel secolo successivo i Colonna entrarono in possesso dei palazzi Riario e Della Rovere e agli inizi del '600 nella zona si contano sei palazzi dei Colonna.

Per volontà del cardinale Girolamo Colonna, figlio del contestabile Filippo e di Lucrezia Tomacelli,attorno al 1650 si incominciò un ambizioso progetto di ristrutturazione e accorpamento dei vari corpi di fabbrica in un unico grande complesso architettonico.

I lavori vengono diretti inizialmente da Antonio Del Grande, e alla morte di questi (1671) da Girolamo Fontana. Il progetto continuò anche sotto il Gran Connestabile Lorenzo Onofrio, nipote del cardinale e Filippo II fino al 1730, quando sono portati a compimento da Nicola Michetti, al quale si deve anche il prospetto sulla piazza SS. Apostoli e quello su via della Pilotta. Su questo lato il palazzo è collegato tramite 4 eleganti archi cavalcavia al giardino della villa Colonna. La facciata del palazzo vero e proprio, al di là della cortina sulla piazza, è opera dell'architetto senese Paolo Posi.

Girolamo Colonna fece inoltre costruire l'ala più famosa del palazzo, la Galleria Colonna, iniziata sempre da Antonio Del Grande nel 1654, ripresa da Girolamo Fontana nel 1693 e inaugurata dal cardinale nel 1703, destinata ad ospitare la ricca collezione di famiglia cominciata dal padre Filippo, che specialmente nei dipinti sarà una delle più importanti nella città. Purtroppo nel periodo giacobino i Colonna furono costretti a vendere alcune delle opere tra le più importanti (Raffaello, Tiziano, Veronese, Correggio, Reni, Guercino), solo in parte sostituite con acquisizioni successive.

Il palazzo conserva comunque tutta la suggestione di una dimora patrizia romana dell'età barocca; oltre alla splendida volta della galleria, affrescata da Giovanni Coli e Filippo Gherardi, diversi ambienti sono decorati da Giuseppe Bartolomeo Chiari, Benedetto Luti, Pompeo Batoni.

via della pilotta 17     www.galleriacolonna.it

 

galleria spada

Hotel dei Borgognoni - Galleria Spada

galleria spada

Il palazzo è famoso anche per la sua facciata, e per la falsa prospettiva del Borromini. La collezione prende avvio dal cardinale Bernardino Spada (1594–1661), un mecenate e patrono delle arti e degli artisti. Anche il fratello minore di Bernardino, Virginio (1596-1662), contribuisce con una certa rilevanza.

Nuove acquisizioni sono opera del pronipote, il cardinale Fabrizio Spada (1643-1717) ed altre ulteriori opere entrarono nella collezione nel 1636 in seguito al matrimonio di Orazio Spada con Maria Veralli.

La collezione è espone in quattro sale, secondo il gusto del XVII secolo, cornice contro cornice, con i quadri più piccoli in altro, sopra quelli più grandi.

La galleria espone pitture del XVI e XVII secolo

piazza campo di ferro 13       www.galleriaborghese.it

phanteon

Hotel dei Borgognoni - phanteon

phanteon

Il primo Pantheon fu fatto costruire nel 27-25 a.C. da Marco Vipsanio Agrippa, amico e genero di Augusto, nel quadro della monumentalizzazione del Campo Marzio, affidandone la realizzazione a Lucio Cocceio Aucto. Esso sorgeva infatti fra i Saepta Iulia e la basilica di Nettuno, fatti erigere a spese dello stesso Agrippa.

L'iscrizione originale di dedica dell'edificio, riportata sulla successiva ricostruzione di epoca adrianea, recita: M.AGRIPPA.L.F.COS.TERTIVM.FECIT ("Marco Agrippa, figlio di Lucio, console per la terza volta, edificò", CIL VI, 896=ILS 129); il terzo consolato di Agrippa risale appunto all'anno 27 a.C. Tuttavia Cassio Dione Cocceiano lo elenca con la basilica di Nettuno e il Gymnasium Laconiano tra le opere di Agrippa terminate nel 25 a.C.

Dai resti a circa 2,50 metri sotto l'edificio attuale, rinvenuti alla fine del XIX secolo, si sa che questo primo tempio era di pianta rettangolare (metri 43,76x19,82[3]) con cella disposta trasversalmente, più larga che lunga (come il tempio della Concordia nel Foro Romano e il piccolo tempio di Veiove sul Campidoglio), costruito in blocchi di travertino rivestiti da lastre di marmo. L'edificio era rivolto verso sud, in senso opposto alla ricostruzione adrianea, preceduto da un pronao sul lato lungo che misurava in larghezza 21,26 metri. Davanti ad esso si trovava un'area scoperta circolare, una sorta di piazza che separava il tempio dalla basilica di Nettuno, recintata da un muretto in opera reticolata e con pavimento in lastre di travertino. Sopra queste lastre vennero poi posate altre in marmo, forse durante il restauro domizianeo.

L'edifico di Agrippa aveva comunque l'asse centrale che coincideva con quello dell'edificio più recente e la larghezza della cella era uguale al diametro interno della rotonda. L'intera profondità dell'edificio augusteo coincide inoltre con la profondità del pronao adrianeo. Dalle fonti sappiamo che i capitelli erano realizzati in bronzo e che la decorazione comprendeva delle cariatidi e statue frontonali. Il tempio si affacciava su una piazza (ora occupata dalla rotonda adrianea) limitata sul lato opposto dalla basilica di Nettuno.

Cassio Dione Cocceiano afferma che il "Pantheon" potesse avere questo nome forse dal fatto di accogliere le statue di molte divinità, ma che la sua personale opinione fosse che il nome derivasse il dal fatto che la cupola della costruzione richiamava la volta celeste (e quindi le sette divinità planetarie), e che l'intenzione di Agrippa era stata quella di creare un luogo di culto dinastico, dedicato agli dei protettori della Gens Iulia (Marte e Venere), e dove fosse collocata una statua di Ottaviano Augusto da cui l'edificio avesse derivato il nome. Essendosi l'imperatore opposto ad entrambe le cose, Agrippa fece porre all'interno una statua del Divo Giulio, (ossia di Cesare divinizzato) e, all'esterno, nel pronao, una di Ottaviano e una di sé stesso, a celebrazione della loro amicizia e del suo proprio zelo per il bene pubblico.

L'edificio venne decorato dall'artista neoattico Diogenes di Atene e, distrutto dal fuoco nell'80, venne restaurato sotto Domiziano, ma subì una seconda distruzione sotto Traiano.

All'inizio del VII secolo il Pantheon è stato convertito in chiesa cristiana, chiamata Santa Maria ad Martyres, il che gli ha consentito di sopravvivere quasi integro alle spoliazioni apportate agli edifici della Roma classica dai papi.

via veneto

Hotel dei Borgognoni - via veneto

via veneto

Disegnata alla fine dell'Ottocento deve la sua fama soprattutto per essere stata al centro della vita mondana degli anni cinquanta e anni sessanta del Novecento, grazie alla presenza di numerosi caffè e hotel frequentati da celebrità o aspiranti tali. La sua fama venne sancita definitivamente attraverso il film di Federico Fellini La dolce vita.

A circa metà percorso della via, nel Palazzo Margherita, si trova l'Ambasciata degli Stati Uniti.

fontana di trevi

Hotel dei Borgognoni - fontana di trevi

fontana di trevi

La storia della fontana inizia, in un certo senso, ai tempi dell'imperatore Augusto, quando il genero Agrippa fece arrivare l'acqua corrente fino al Pantheon ed alle sue terme grazie alla costruzione dell'acquedotto Vergine (che si può ammirare anche a Piazza del Popolo). Leggendaria è l'origine del nome Vergine che, secondo Frontino, sarebbe stato dato dallo stesso Agrippa in ricordo di una fanciulla (in latino virgo) che indicò il luogo delle sorgenti ai soldati che ne andavano in cerca.

L'Acquedotto dell'acqua Vergine, benché compromesso e assai ridotto nella portata dall'assedio dei Goti di Vitige nel 537, rimase in uso per tutto il medioevo: fu restaurato già dall'VIII secolo, poi ancora dal Comune nel XII e da Niccolò V e Paolo IV a metà del XV secolo, quando l'acqua tornò a fluire abbondante in una grande vasca con tre bocche di notevole portata. Ma le sorgenti originarie furono riallacciate solo nel 1570 da Pio V, che collocò la vasca dal lato opposto di quello della fontana attuale.

Papa Urbano VIII (Barberini) (1623 - 1644) per primo ordina una "trasformazione" della piazza e della fontana a Giovan Lorenzo Bernini, in modo da creare un nuovo nucleo scenografico vicino al proprio palazzo famigliare, Palazzo Barberini, e ben visibile dal Palazzo del Quirinale, sua residenza. Bernini progetta una grande mostra d'acqua, ribaltando ortogonalmente la mostra dell'acquedotto, sino ad arrivare all'allineamento odierno. La mostra da lui progettata, nota da varia documentazione illustrata, era costituita da un'architettura traforata,incentrata sulla statua della vergine Trivia posta su un basamento sotto il livello dell'acqua, a sembrare sbucare dall'acqua stessa. La morte del Papa e il conseguente processo aperto contro la famiglia Barberini dal nuovo pontefice Innocenzo X Pamphilj con la decisione di affidare al Borromini il trasporto dell'acqua Vergine sino a Piazza Navona per realizzare una nuova mostra monumentale dinanzi al proprio palazzo (realizzata per altro sempre dal Bernini), porterà a interrompere lavori a livello della vasca e basamento.

Papa Innocenzo XIII (Conti) (1721- 1724) fa allargare le proprietà della propria famiglia fino alla piazza di Trevi, e il palazzo Poli (i componenti della famiglia erano i duchi di Poli) "ingloba" diversi edifici più piccoli, ed arriva ad affacciarsi dietro alla fontana rimasta incompiuta.

All'inizio del XVIII secolo quello della fontana di Trevi diventa un tema obbligato per i numerosi architetti di passaggio a Roma, e l'Accademia di san Luca ne fa il tema di diversi concorsi. Si conoscono disegni e pensieri di Nicola Michetti, Luigi Vanvitelli, Ferdinando Fuga ed altri architetti italiani e stranieri.

Tocca a Papa Clemente XII Corsini (1730 - 1740), nel 1731, il compito di riprendere in mano le sorti della piazza e della fontana: nell'ambito delle grandi commissioni del suo Pontificato che porteranno al completamento di grandi fabbriche rimaste incompiute, bandisce un importante concorso per la costruzione di una grande mostra d'acqua che occupi l'intera facciata del palazzo Poli, con grande disappunto dei duchi di Poli, ancora proprietari dell'edificio, che avrebbero visto la facciata del proprio palazzo diminuita di due interassi di finestre e ancor più coronata dallo stemma Corsini. Il bando viene vinto da Nicolò Salvi, e alcuni diranno a "riparazione" del concorso per la facciata di San Giovanni in Laterano. Salvi inizia la costruzione della fontana nel 1732, impostando l'opera secondo un progetto che raccorda influenze barocche e ancor più berniniane al nuova monumentalismo classicista che caratterizzerà tutto il pontificato di Clemente XII. Egli riprende l'idea di fondo di Urbano VIII e di Bernini, l'idea di narrare, tramite architettura e scultura insieme, la storia dell'Acqua Vergine.

Papa Clemente XII inaugura la fontana nel 1735, con i lavori ancora in corso. Nel 1740, però, la costruzione viene ancora una volta interrotta, per riprendere solo due anni più tardi.

Papa Benedetto XIV (Lambertini) (1740 - 1758) pretende una seconda inaugurazione nel 1744. La prima fase dei lavori termina nel 1747, quando vengono completate le statue e le rocce posticce. Nonostante la morte di Niccolò Salvi (1751), la costruzione prosegue sotto la guida di Giuseppe Panini, che porta finalmente l'opera a compimento nel 1762, sotto Papa Clemente XIII (Rezzonico) (1758 - 1769). Al cantiere, andato avanti per circa un trentennio, hanno lavorato almeno dieci scultori, da Maini a Bracci, oltre al Salvi e al Panini stessi. Alla fine, però, la fontana di Trevi diventa una scenografia e simbolo fondamentale della Roma papale.

Il fatto che l'acquedotto Vergine non sia mai andato completamente in rovina è testimoniato anche dalla bimillenaria stratificazione di costruzioni presente nella zona del Trivium (che era il nome originario di Trevi).

Alla fine degli anni novanta lavori di scavo per ristrutturazione e di consolidamento in un gruppo di immobili presso la fontana portarono alla scoperta di una vasta e complessa area archeologica, oggi riorganizzata e visitabile con il titolo "La città dell'acqua".

Ne riemersero le tracce di un'insula di età neroniana che dava sul Vicus caprarius, poi convertita in parte in una domus signorile, a metà del IV secolo, e in parte in una grande cisterna di raccolta, per l'appunto, dell'Acqua Vergine. Nello stesso comprensorio, e in parte sovrapposti ai precedenti, sono stati portati alla luce anche resti di edifici del XII e XIII secolo; dell'urbanizzazione di quell'epoca sono del resto visibili le tracce nel portico medioevale conservato sul lato della piazza di fronte alla fontana.

museo nazionale delle arti del xxi secolo

Hotel dei Borgognoni - Museo nazionale delle arti del XXI secolo

museo nazionale delle arti del xxi secolo

pensato come un luogo pluridisciplinare destinato alla sperimentazione e all’innovazione nel campo delle arti e dell’architettura. Nel MAXXI risiedono due istituzioni museali, il MAXXI arte e il MAXXI architettura, le cui collezioni permanenti sono incrementate sia attraverso l’acquisizione diretta di opere che tramite progetti di committenza, concorsi tematici, premi rivolti alle giovani generazioni, donazioni, affidamenti.
La struttura è stata realizza dall'architetto Zaha Hadid
www.fondazionemaxxi.it